
La dottrina dell'anima e la teoria della conoscenza.
L'anima (psych) come soggetto della conoscenza.
Il modo in cui Platone affronta il problema della conoscenza  uno
dei pi affascinanti di tutta la filosofia occidentale. Attratto
dalla ricerca della Verit e dalla potenza della Ragione, Platone
rifiuta decisamente l'atteggiamento dei sofisti che mettono la
Ragione al servizio dell' utile e la sviliscono in artifici che
appaiono soltanto retorici, ma contemporaneamente sfugge agli
schemi rigidi in cui Verit e Ragione erano state imprigionate dai
filosofi arcaici, primi fra tutti gli eleati. Per nascere, la
filosofia ha avuto bisogno della scrittura: cio di uno strumento
che, fissando il pensiero, ha favorito l'affermazione di un nuovo
modo di pensare basato su elementi fissi, identici a s, quali i
concetti o le Idee. Ma Platone - anche grazie all'insegnamento di
Socrate - ha sentito la contraddizione profonda tra un pensiero
che agisce secondo le regole della scrittura (che coincidono con
il Lgos) e il carattere dinamico della realt: egli ha cos
proposto una nuova immagine del reale, secondo la quale il
pensiero coincide con l'Essere (le Idee sono enti reali e non
prodotti della mente), che al suo interno  mosso dalla dialettica
della partecipazione, la quale a sua volta lo lega alla
molteplicit del mondo sensibile. Platone non si limita per ad
affermare il carattere dinamico dell'Essere, ma rende dinamica e
articolata anche la Ragione. Egli guarda con occhi nuovi non solo
davanti a s, verso la perfezione del Mondo delle Idee, ma guarda
- secondo l'insegnamento di Socrate - anche dentro di s, alla
ricerca di ci che rende possibile la forza della Ragione. La
ricerca degli strumenti della conoscenza induce Platone a una
attenta analisi psicologica (relativa all' anima,  psych ), che
porta alla scoperta del carattere dinamico e articolato della
mente umana: accanto all'aspetto rigorosamente razionale compaiono
altre facolt (o forze) che non possono non giocare un ruolo
determinante nell'attivit conoscitiva: esse sono nell'aspetto
irascibile e in quello concupiscibile dell'anima (vedi lettura 5).
La conoscenza diventa cos il risultato dell'incontro fra due
realt dinamiche, quella esterna e quella interna all'uomo.
La dialettica che regola tutti gli aspetti dell'Essere (e della
conoscenza) non significa per caos e rifiuto della norma: la
realt ha per Platone una struttura rigorosamente gerarchica,
determinata da una scala di valori che va dalle cose spregevoli
del mondo sensibile all'Idea di Bene che, come il Sole, illumina
tutto ci che .
Cos anche la conoscenza si muove dai gradini pi bassi della
materia e dei sensi per raggiungere la visione dell'Essere e del
Bene.
Questo cammino dell'anima verso il Mondo delle Idee, mossa dal
desiderio del Bene, nasce - secondo Platone - dalla natura stessa
dell'anima che  immortale e, in quanto tale, preesistente al
corpo e destinata a sopravvivere alla sua morte. L'anima
appartiene quindi a una realt diversa da questo mondo sensibile:
l'anima proviene dal mondo di ci che non muta, dallo stesso Mondo
delle Idee. Per spiegare il rapporto fra anima e corpo Platone
accetta la teoria della metempsicosi - gi presente nell' orfismo
e nel pitagorismo - e propone alcuni miti per spiegare la caduta
delle anime (vedi lettura 6 e il mito di Er, Repubblica, 614 a-
621 d). Solo chi ha gi contemplato, anche se parzialmente,
l'Essere (le Idee) pu essere spinto a ricercarne di nuovo la
conoscenza, che si configura come reminiscenza (anamnesi) di una
realt gi nota. La caduta delle anime ha infatti prodotto in esse
la dimenticanza di quanto hanno visto (vedi mito di Er): la
conoscenza del mondo sensibile, che delle Idee  copia, pu
produrre - nelle anime migliori - il ricordo.
Nel processo di ascesa verso la conoscenza del Bene e del Vero,
l'anima - guidata dal suo aspetto razionale - si libera
progressivamente dei vincoli sensibili, ma, come scrive Platone
nella Settima Lettera, non  possibile avere una corretta
conoscenza delle Idee se non si sono afferrati gli oggetti del
mondo sensibile (vedi lettura 9), seguendo il percorso che lo
stesso Platone suggerisce di schematizzare e di rappresentare con
un segmento quadripartito nel quale trovano collocazione la
immaginazione, la credenza, la matematica e la filosofia; le prime
due costituiscono la dxa, le seconde due l' epistme (vedi
lettura 8).
Platone propone una sintesi molto efficace della sua teoria della
conoscenza attraverso il celebre mito della caverna (vedi lettura
10)

